Dal 01/01/25 (è prevista una fase transitoria fino al 01/06/30) il Giappone ha reso pienamente obbligatorio il rispetto della Positive List per gli strati in resina sintetica di utensili, contenitori e imballaggi destinati al contatto con alimenti (MOCA).
Si tratta di un passaggio normativo molto rilevante, introdotto con la Food Sanitation Act nel 2020, che cambia radicalmente il modo di progettare, produrre e importare MOCA nel mercato giapponese.
Il principio è semplice: potranno essere utilizzati soltanto i materiali e gli additivi espressamente autorizzati nelle liste ufficiali. Tutto ciò che non è elencato sarà automaticamente vietato.
La normativa prevede due elenchi distinti, uno dedicato ai polimeri base e uno agli additivi, che contengono rispettivamente decine e centinaia di sostanze approvate con limiti e condizioni d’uso specifiche.
Sono previste solo poche esenzioni, come i casi in cui la migrazione sia inferiore a 0,01 ppm oppure quando gli strati non a diretto contatto non influenzano la sicurezza del materiale finale. Per tutti gli altri scenari è necessario dimostrare la conformità attraverso un percorso definito, che richiede anche la certificazione da parte del Japan Institute for Chemical Research and Evaluation (JCII).
Un aspetto cruciale della Positive List riguarda la responsabilità lungo la filiera: produttori e importatori devono fornire prove documentate della conformità dei materiali e degli additivi impiegati, mentre distributori e utilizzatori hanno l’obbligo di verificare tali informazioni e mantenerne la tracciabilità, comunicandole correttamente ai soggetti successivi della catena. È un modello che si basa su una trasparenza strutturata e non più facoltativa.
La Positive List, inoltre, non è solo un elenco amministrativo: comporta una vera e propria valutazione chimica e tossicologica. Per dimostrare la conformità è necessario identificare con precisione le sostanze presenti, predisporre SDS aggiornate, eseguire test di migrazione (sia globale che specifica), analizzare le vie previste di esposizione (principalmente quella orale) e stimare la dose assorbita confrontandola con parametri di riferimento come NOAEL o TDI. Tutto questo deve confluire in un dossier tecnico dettagliato, firmato da un esperto tossicologo che attesti la sicurezza del materiale per il consumatore finale.
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