20 Maggio 2026
CBAM 2026: dal reporting al controllo
Infografica del reporting CBAM

La fase transitoria del CBAM ha abituato le imprese a raccogliere e trasmettere dati sulle emissioni incorporate nelle merci importate; nel 2026, però, il tema cambia profondamente: il dato emissivo non è più un’informazione da comunicare in modo periodico, ma diventa parte di un sistema di controllo regolatorio, documentale e doganale.

Per gli importatori di merci soggette al Carbon Border Adjustment Mechanism la conformità non dipenderà soltanto dalla corretta classificazione doganale o dalla trasmissione della dichiarazione CBAM. Sarà necessario dimostrare che i dati utilizzati sono coerenti, tracciabili, verificabili e collegati ai processi produttivi effettivi degli operatori extra-UE.

Questo richiede un cambio di approccio interno:

  • mappare le merci importate e i relativi codici CN;
  • identificare fornitori, Paesi di origine e flussi di approvvigionamento;
  • raccogliere dati sulle emissioni incorporate;
  • verificare la qualità delle informazioni ricevute dagli operatori extra-UE;
  • integrare il CBAM nei processi doganali, acquisti, sostenibilità e compliance.

Il punto critico è la governance del dato; un’informazione emissiva non documentata, non coerente con la metodologia applicabile o non riconciliabile con i dati produttivi può diventare un fattore di rischio: sul piano doganale, regolatorio, economico e contrattuale.

Il CBAM porta quindi le imprese a superare una gestione frammentata dell’importazione. La classificazione della merce, la relazione con il fornitore, il dato tecnico sull’impianto produttivo, la verifica delle emissioni e la documentazione a supporto devono essere letti come parti dello stesso processo.

Prepararsi al regime definitivo significa costruire oggi un sistema interno capace di sostenere controlli, verifiche e richieste documentali.
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