Nel contesto della valutazione del rischio degli enzimi alimentari, EFSA sta rivedendo il ruolo degli studi di tossicità orale a 90 giorni, tradizionalmente considerati uno standard consolidato.
L’information session dedicata a questo tema evidenzia un cambio di paradigma: non si tratta più di applicare automaticamente studi in vivo, ma di valutarne la reale necessità in funzione del profilo dell’enzima e del processo produttivo.
Il punto centrale è chiaro, la valutazione della sicurezza non può più basarsi su un approccio “one size fits all”.
Nel caso degli enzimi alimentari, la tossicità deve essere analizzata distinguendo tra:
– rischio associato alla proteina enzimatica
– rischio legato a impurezze microbiche o residui chimici di processo
– esposizione reale del consumatore
Questa distinzione è fondamentale perché orienta la strategia di testing e, sempre più spesso, apre alla possibilità di utilizzare metodi alternativi agli studi su animali.
Non a caso, il programma EFSA introduce esplicitamente il tema della progressiva eliminazione degli studi in vivo, in linea con la roadmap europea per il phase-out della sperimentazione animale.
Per le imprese, questo scenario comporta implicazioni operative rilevanti: non è più sufficiente “produrre dati”, ma occorre giustificare scientificamente la loro pertinenza; inoltre aumenta il peso della valutazione tossicologica integrata e diventa centrale la conoscenza del processo produttivo e delle possibili impurità.
In questo contesto la risk assessment si sposta da un approccio prescrittivo a uno scientificamente argomentato e case-by-case.
Le aziende che operano nel settore food devono quindi ripensare il proprio dossier non come un insieme di test, ma come una costruzione coerente di evidenze scientifiche, in cui esposizione, composizione e processo sono strettamente interconnessi. Contattaci 👉 info@flashtox.com